Nella giornata di venerdì 19 novembre un passo fondamentale per gli equilibri economici mondiali è stato compiuto, la Federazione Russa ha dimostrato di possedere la determinazione e la forza necessarie per essere punto di riferimento per l’Asia centrale e l’Europa orientale e di essere in grado portare a termine, a dispetto delle previsioni pessimistiche degli stessi altri membri della nuova entità, un percorso istituzionale complesso in tempi estremamente brevi.
Venerdì infatti sono stati ufficialmente firmati gli accordi con Kazakistan e Bielorussia per l’ultima fase nel 2015 della comunità economica Euroasiatica, sulla linea di quella formatasi in Europa nel mezzo secolo successivo alla seconda guerra mondiale. Le tempistiche, se comparate, sono stupefacenti: a fronte di una Comunità economica Europea che è riuscita ad accordarsi per la creazione della moneta unica, solo nel 1992, quaranta anni dopo la creazione della prima organizzazione sovrannazionale permanente (1951 Comunità Economica del carbone e dell’acciaio), troviamo la Comunità Economica Euroasiatica che a soli undici anni dall’istituzionalizzazione, è in grado di stabilire una data prossima, il 2015, in cui oltre che spazio economico comune sarà dotata di moneta unica.
E’ ovvio che le condizioni che hanno preannunciato le due comunità sono estremamente differenti; le nazioni europee venivano da secoli di divisioni e tre grandi guerre soltanto nell’ultimo secolo. Le nazioni che compongono, o che possono potenzialmente comporre, la comunità euroasiatica condividono una storia comune: erano, quantomeno parzialmente, parte dell’Impero Russo; successivamente tutte repubbliche dell’Unione Sovietica solo fino a vent’anni fa, e membri della seppur debole comunità degli stati indipendenti CSI da quel momento in poi.
Anche premesse le condizioni favorevoli iniziali, non è possibile negare i meriti della leadership russa e la sua determinazione a raggiungere quello che il popolo russo ha nei secoli visto come l’essenziale cornice protettiva della nazione, oltre che una naturale estensione dei suoi interessi.
Il processo di avvicinamento all’appuntamento del 2015 ha visto le tappe serrarsi negli ultimi anni, il 2010 per esempio è stato contrassegnato dall’entra in vigore del certificato sanitario dell’unione doganale e di conseguenza di uno standard e requisiti comuni in materia di misure di protezione fitosanitarie.
Il 2011 invece ha avuto come tratto fondamentale l’eliminazione delle barriere doganali esterne tra gli stati e la cooperazione in tema di regolamenti tecnici comuni per la sicurezza dei consumatori e dell’ambiente, alcuni dei quali andranno a sostituire i vetusti standard Gost R. Il primo gennaio 2012 vedrà l’istituzione della vera unione doganale dotata di una tariffa esterna comune.
Dal punto di vista mondiale si tratta certamente di un segnale molto importante, gli stati che entro poco tempo potrebbero far parte della comunità stretta, rappresentano quasi la...
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